Chirurgia
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Sono migliaia i pazienti che si rivolgono a Napoli al centro specializzato presente nell’Aou diretto dal professor Giuseppe Paolo Ferulano responsabile dell’area funzionale di chirurgia riabilitativa gastrointestinale. "La stipsi - spiega il prof. Ferulano - è da ricondurre quasi sempre a cattive abitudini alimentari. La mancanza di fibre, dovute a cibi sempre più elaborati, la vita sedentaria e l'insufficiente apporto di acqua conducono alla cronicizzazione di questo disturbo e ad una sua crescente diffusione. Un altro elemento chiave è l'assunzione assolutamente sconsiderata di lassativi. Il risultato di tutto ciò è l'assuefazione ai farmaci e l'alterazione dell'assorbimento intestinale di nutrienti. E' certo, inoltre, che l'intestino pigro incide fortemente sulla qualità di vita di chi ne soffre".Diagnosi corrette e tempestive, cure adeguate e consumo limitato di lassativi, da considerare un "aiuto" e non un sostituto della fisiologica peristalsi intestinale, spiegano gli esperti, rappresentano l'approccio più adeguato all'intestino pigro. "Fondamentale è l'informazione ai pazienti - sostiene Ferulano - in quanto, uno dei tratti tipici dello stitico è l'ansia che, spesso, è allo stesso tempo causa ed effetto dell'irregolarità dell'alvo". Un vero e proprio esercito, in Italia, quello formato dai pazienti che soffrono di problemi di stitichezza: si stima che, con intensità variabile, siano circa 13 milioni le persone malate di cui il 10 per cento residenti in Campania e circa 300 mila concentrati nell'area metropolitana di Napoli. "A partire dagli Anni novanta - ricorda Ferulano - al crescere dell'incidenza della patologia, alcuni chirurghi, che lavoravano negli ambulatori dedicati, rendendosi conto della portata sociale del problema hanno deciso di unire le proprie forze e conoscenze confluendo in una nuova Società scientifica, la Siucp (acronimo di Società italiana unitaria di colonproctologia) di cui è presidente onorario il professor Antonio Longo ideatore di nuove tecniche chirurgiche per la stipsi e per le emorroidi. E' stata una vera e propria svolta, che ha consentito di dare risposte sempre più adeguate ai pazienti che soffrono di stitichezza". La stipsi è un problema che si radica nelle errate abitudini di vita, nella cattiva alimentazione, nella scarsa assunzione d'acqua, nella sedentarietà ed è, spesso, l'effetto finale di varie patologie: "Esclusa la presenza di una causa organica (ad esempio una neoplasia) - conclude Ferulano - occorre procedere alla rieducazione del paziente". Rieducazione che riguarda il regime alimentare, la quantità e composizione dei cibi, le abitudini intestinali, l'assunzione di farmaci. Se si associano anche alterazioni perineali, la riabilitazione riguarderà anche la muscolatura.
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Giancarlo Calzolari | Venerdì 25 Settembre 2009 15:30 |




professor Giuseppe Paolo Ferulano responsabile dell’area funzionale di chirurgia riabilitativa gastrointestinale. "La stipsi - spiega il prof. Ferulano - è da ricondurre quasi sempre a cattive abitudini alimentari. La mancanza di fibre, dovute a cibi sempre più elaborati, la vita sedentaria e l'insufficiente apporto di acqua conducono alla cronicizzazione di questo disturbo e ad una sua crescente diffusione. Un altro elemento chiave è l'assunzione assolutamente sconsiderata di lassativi. Il risultato di tutto ciò è l'assuefazione ai farmaci e l'alterazione dell'assorbimento intestinale di nutrienti. E' certo, inoltre, che l'intestino pigro incide fortemente sulla qualità di vita di chi ne soffre".
